Personaggi e storie aziendali
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GRUPPO FERRI
Il gruppo è profondamente radicato con la realtà di Corato ( Ba ), Antonio Ferri appena 21 ed un diploma di perito agrario in seguito della morte del padre Vito si ritrova a gestire il negozietto di famiglia, un negozio di detersivi di 40 metri quadrati.
È proprio dietro in questi anni che gli viene in mente la prima delle due idee che lo porteranno ala costruzione di un impero: un negozio in cui la gente potesse trovare tutto ciò che serve.
Compra quindi un secondo negozio di 70mq poi un terzo da 80mq infine uno da 250 metri quadrati e cominciarono ad allargare l'offerta ai detersivi aggiunsero i casalinghi, poi i prodotti per l'igiene personale, i giocattoli. I primi dipendenti furono i suoi quattro fratelli.
La seconda idea fu quella del franchising, Antonio appassionato di viaggi decise di importare questa idea dagli Stati Uniti. Le banche baresi non compresero la bontà del suo piano negandoli i prestiti necessari ma, il vulcanico Antonio decise di trasferire la sede finanziaria a Milano.
Come funzionava il franchising: in seguito alla richiesta di un commerciante un gruppo di esperti verificava la fattibilità della proposta (bacino di utenza, il locale ecc..), se tutto filava allora veniva consegnato il negozio chiavi in mano. A quel punto il commerciante pagava una cifra iniziale che variava da 120 a 500 milioni a seconda della superficie del negozio, quindi un canone annuale per l'affitto delle attrezzature, infine una percentuale sui ricavi variabile fra lo 0,5 e l'1 per cento oltre le merci che la Genesi, la società operativa del gruppo Ferri, metteva sui suoi banconi. Circa il 40%delle vendite era rappresentato da prodotti a marchio Ferri (in assoluto i più convenienti), mantenere i prezzi bassi è stata sempre una priorità per gli imprenditori di Corato.
L'idea era giusta alla fine degli anni novanta il gruppo vantava circa 30 mila richieste.
Agli inizi del nuovo millennio Ferri per sostenere la crescita del gruppo ha iniziato la costruzione di un nuovo polo logistico a Rutigliano, in Puglia: la superficie prevista è di 480 mila metri quadrati per un investimento di 320 miliardi.
Vediamo le società del gruppo Ferri: la Genesi società cardine del gruppo, la Ferri Immobiliare srl ( a.d. Filippo Ferri), la Gepa srl, "Origine", H.R.C.-Human Resources Consulting, Ferri srl, Charter.it, Evoluzione, Logistic Service and Management, Sistemi & Sviluppo, Finferri, Eurotechna Engineering & Service, Eurocheck, Melcarne & C. spa (detenuta da Vito Ferri) infine, Irons club srl che gestisce la sala ricevimenti di contrada Polvere delle Rose a Corato.
Nel 2002 le cose non andavano più tanto bene, le banche a causa delle importanti esposizioni preesistenti e al fallimento della società madre, la Genesi, decisero di non concedere nuovi crediti. La famiglia fu così costretta a rivolgersi ad alcune società private di factoring, soprattutto del nord, alle quali nel giro di un anno hanno sottratto 50 milioni di euro. Il meccanismo era sempre lo stesso: i Ferri vantavano dei crediti (falsi) nei confronti dei titolari dei loro punti vendita. Ricevevano così denaro contante dalle società di factoring che prontamente facevano confluire in appositi conti scheletro accesi dalla nuova società Ferri s.p.a. (e in seguito da altre sigle) in un piccolo istituto di credito pugliese, la Banca Rurale di Castellana, soldi che in qualche giorno sparivano per finire o nelle tasche dei Ferri oppure sul conto di altre società fittizie. Quando le finanziarie vantavano i crediti fasulli nei confronti dei rivenditori, i Ferri minacciavano: "O paghi, o ti ritiriamo il marchio".
Risultato: molto dei punti vendita hanno chiuso, molti altri hanno querelato. Il gioco ha funzionato fin quando è stata creata l´Arepo (nata sulle ceneri della Nowa), società di cui Melcarne detiene le quote di maggioranza. L´Arepo ha preso in fitto il marchio della Ferri, il centro direzionale e tutti i migliori punti vendita, ma Melcarne non ha mai pagato a Riccardo Ferri il corrispettivo dovuto (si parla di 27 milioni di euro) così Ferri passò da truffatore a truffato. Ferri tenta di rimediare al danno, fondando una nuova società, la Ferri Logistica. Questa volta l´operazione non gli riesce: mirava all´amministrazione controllata, e invece i tre commissari incaricati della relazione finiscono in galera.
Un gigantesco sistema di scatole cinesi, società fantasma create una dentro l´altra, che in due anni hanno provveduto a far sparire 400 milioni di euro provenienti da banche, società di factoring e creditori.
Il giudice per le indagine preliminari Michele Nardi ha ordinato l´arresto di otto persone, tra cui anche Riccardo Ferri considerato dagli inquirenti il pianificatore dell´operazione. E disposto la misura cautelare  per gli altri cinque componenti della famiglia Ferri (Francesco, Antonio, Filippo, Giuseppina e Vito, 21 anni, figlio di Riccardo). In manette sono finiti Fabio Melcarne amministratore dell´Arepo, società che da oltre un anno aveva assunto la parte sana del gruppo; Antonio Purificato, dirigente dei Ferri e direttore generale di alcune aziende collegate; Roberto Tarricone, gestore della contabilità e dei rapporti finanziari e contrattuali delle società infra-gruppo; Savino Leone, perché tenutario delle scritture contabili. Hanno beneficiato degli arresti domiciliari: Riccardo Ferri, promotore e organizzatore delle attività gestionali della società; Francesco Scionti, gestore e coordinatore dei punti vendita; Nicola Colella, perché creditore Giuseppe Scognamillo, sindacalista, responsabile provinciale della Filcam Cgil, l´uomo che aveva sempre curato le problematiche sindacali legate al gruppo, che secondo l´accusa ha ricevuto in regalo dai Ferri una macchina e 2000 euro per l´acquisto di 250 copie del suo libro di poesie "I miei aquiloni". I reati contestati vanno dall´associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffa, alla bancarotta fraudolenta per distrazione, preferenziale e documentale, alla ricettazione familiare. Sono stati sequestrati anche 60 immobili (appartamenti, ville, terreni), 35 automezzi: Ferrari, Jaguar, Lexus, Passat, Bmw, Audi, Mercedes, le auto e moto d´epoca di Filippo, intestate, secondo i magistrati, a un prestanome, le Suzuki An 400 e i Porsche 911, titoli di credito e azioni, il tutto per un valore complessivo di 72milioni e 500mila euro, lo yacht "Dowa", ormeggiato nel porticciolo di Trani ma mai pagato per intero da Riccardo Ferri.

bibliografia
articoli vari tratti dal sito: http://www.filcams.cgil.it/STAMPA.nsf/rassegnaweb/?SEARCHVIEW&QUERY=GRUPPO%20FERRI&searchorder=4